Il 25 aprile di ogni anno si celebra l’anniversario della Liberazione Nazionale dal nazifascismo.
Ne abbiamo parlato con il dott. Franco Nardini, già sindaco di Massa e Cozzile e protagonista per tanti anni della vita politica valdinievolina.

D. Cosa le suscita questa celebrazione?
R. «Credo che la Liberazione in Italia fu come l’alba dopo una lunga notte. La notte del Ventennio aveva portato via i diritti fondamentali dell’uomo: dall’espressione del pensiero, alla democrazia politica, al lavoro non condizionato all’orientamento politico, alla libera associazione. In ultimo aveva anche sottratto alla nazione la sua dignità con le leggi antirazziali e la tragedia della guerra. Il 25 aprile iniziò un nuovo percorso anche accidentato e molto controverso: la libertà formale dei diritti non corrisponde necessariamente alla libertà piena». 

D.Come viene e come veniva celebrato il 25 aprile a Massa e Cozzile (PT)?
R. «Nella prima Repubblica il 25 aprile era sempre un momento di aggregazione dei cittadini. Il ricordo era collettivo e la festa era sociale. Nel tempo, anche per la perdita delle generazioni che vissero quella storia, una attenuazione è stata avvertita. Nel complesso tuttavia quella del 25 aprile rimane una festa sentita e vissuta magari più atomisticamente che non collettivamente».

D. Quali significati assume oggi mentre in Ucraina è scoppiata la guerra?
R. «Devo confessare di essere preoccupato e non poco: la guerra in Ucraina è deflagrata a causa di un attore: Putin è il colpevole senza ombra di dubbio. Credo che contestualmente gli altri protagonisti della vicenda internazionale non siano innocenti. Da troppi anni era in corso un lavoro continuo, defatigante, e quasi ossessivo per preparare la guerra. Se l’obiettivo è la pace allora si deve lavorare per la pace e non per la guerra! In realtà possiamo verificare che quasi quotidianamente vengono presentate provocazioni reciproche che sono finalizzate all’incattivimento dei rapporti. L’ultima provocazione in ordine di tempo: Stoltemberg pone l’obiettivo dell’ingresso dell’Ucraina nella Nato. Né l’una e né l’altra parte vogliono chiudere le ostilità in attesa di una definizione dei rapporti di forza sui campi di battaglia. Meraviglia che comunque l’Europa non assuma una iniziativa forte e convinta di pace. Questo sarebbe il suo ruolo naturale e questo il suo interesse; tuttavia gli europei sono schiacciati dagli usa ed appiattiti sulle posizioni della nato. Ed il tutto avviene in un clima sociale in cui la contestazione della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali non è certo energica».