Pippo Baudo compie 85 anni.
Che il noto conduttore televisivo, conosciuto in tutto il mondo, sia il numero “uno” in assoluto lo confermano la sua carriera e i successi conseguiti fino ad oggi.
Inconfondibile classe, stile raffinato, elegante nella forma, Pippo Baudo può essere definito un protagonista storico della RAI di tutti i tempi.
Innovatore, scopritore di talenti, direttore artistico del Festival di Sanremo, lunedì 7 giugno, Pippo Baudo spenge la sua ottantacinquesima candelina sulla torta.
La nostra redazione rivolge al grande Pippo Baudo i più fervidi auguri in attesa di vederlo nuovamente sul piccolo schermo.
D. Baudo, con quali aggettivi definisce il suo stile e la sua carriera?
R. E’ difficile autodefinirsi perchè si pecca anche di presunzione e si può essere un pò avventati nel giudizio. Sinceramente lo spirito che ha condotto la mia carriera è stato quello di sapere e di far sapere, cioè acculturarmi per acculturare, essere un anello di passaggio tra il sottoscritto che si informava sugli spettacoli e sugli attori, sulle canzoni, sulla musica lirica e leggera per poi passare queste notizie al pubblico. Questo, secondo me, è l’atteggiamento migliore da mantenere.
D. Come vive il suo mestiere costellato di grandi successi e popolarità in tutto il mondo?
R. Lo vivo bene perchè mi arrivano sempre attestati di simpatia e di riconoscimento. Questo significa che non ho seminato invano. Ho seminato e la spiga è sbocciata.
D. Quali elementi varianti denota nelle trasmissioni televisive rispetto agli anni suoi?
R. Beh, oggi non si fa più niente di quello che facevo io. Mi dispiace. Non è un atto di rimprovero nei confronti degli attuali colleghi ma non c’è lo stesso impegno, non c’è la stessa caratura e non c’è la stessa portata intellettuale. Purtroppo viviamo un momento di degrado… .
D. Come si sente ad essere uno dei più grandi protagonisti della televisione italiana destinato a rimanere immortale nella storia?
R. Non mi sento immortale. Sono mortalissimo. Però l’idea che la gente mi ricordi, che, ogni volta che mi vede passare per strada, ricordi titoli di miei programmi, rammenti personaggi che ho lanciato mi inorgoglisce. Questo onestamente mi rende felice.
D. Qual è il programma televisivo da lei condotto a cui è fortemente attaccato?
R. Probabilmente Luna Park. La RAI nel pomeriggio di ogni giorno subiva uno smacco pazzesco da Mike Bongiorno che faceva la Ruota della Fortuna. Fui chiamato dall’allora direttore generale che mi disse: “Siamo rovinati! Perchè noi, nel pomeriggio, prima del telegiornale siamo sotto e il telegiornale di Canale 5 ci supera in ascolto. Bisogna fare qualcosa per ribaltare questa situazione”.
Inventai la trasmissione Luna Park con la famosa zingara e con l’alternanza dei conduttori di ogni giorno. Ottenne un risultato enorme. La Ruota della Fortuna addirittura fu chiusa e il Telegiornale di RAI 1 ritornò ad essere il primo in classifica.
D. Tra i tredici Festival di San Remo da lei egregiamente presentati ce ne è stato uno a cui si sente particolarmente legato?
R. Sono legato a tutti i Festival che ho fatto. Il primo lo presentai nel 1968 e lo vinse Sergio Endrigo in coppia con Roberto Carlos con la canzone “Canzone per te”. Un Festival che mi sta nel cuore è quello del 2007 contrariamente ad ogni previsione. Tutti davano la vittoria di Albano e invece vinse Simone Cristicchi con la canzone “Ti regalerò una rosa”. Un pezzo bellissimo. Una canzone di un matto che regalava una rosa alla sua fidanzata ideale. Per quanto riguarda Sanremo giovani sono legato alla canzone “Pensa” cantata da Fabrizio Moro.
D. La sua professione l’ha condotta a lanciare anche numerosi artisti che oggi appartengono al patrimonio del mondo artistico nazionale e internazionale. Chi l’ha maggiormente impressionata?
R. E’ molto difficile. Tutti hanno delle qualità, delle caratteristiche originali. Dei cantanti che lanciavo mi innamoravo proprio. Per me sono tutti uguali. Mi piacerebbe fare una bella reunion, come si usa dire oggi, e fare una bella cena: “Aggiungi un posto a tavola”.
D. In ottantacinque anni di vita avrà vissuto dei momenti “poco felici e di poca luce…” A quali anni si riferiscono? E come ha saputo reagirvi?
R. Esattamente quando lasciai la RAI e arrivai a Mediaset dove, tra l’altro, tenni una bellissima trasmissione intitolata “Festival” con Lorella Cuccarini e Brigitte Nielsen. Non bisogna mai scoraggiarsi. Io sono un uomo credente e ho sempre pensato che prima o poi il momento di ripresa ci sarebbe stato. Infatti, arrivò.
D. Quali sono i valori in cui fortemente crede?
R. Credo nell’amicizia che è una cosa rarissima. Credo nell’amore per il prossimo. Credo nella moralità dell’uomo. Tutte cose, purtroppo, che stanno sparendo dalla circolazione.
D. Quando si sente veramente felice?
R. Mai. Sono sempre autocritico e non raggiungo mai l’apice della felicità. Anche quando faccio un programma, nel maggior momento della felicità, penso già al programma successivo. Quindi, essendo sempre impegnato non vivo e non sento la felicità. Non la gusto la felicità.
D. Baudo, mentre Le auguriamo di tutto cuore ancora tantissimi anni ricchi di salute e di successi, gli poniamo quest’ultima domanda: quali pensieri affiorano nella sua mente prima di coricarsi?
R. Spesso penso ai miei, a mio padre, a mia madre, ai miei nonni. Sono pensieri familiari. Raramente penso a spettacoli, a palcoscenici, a trasmissioni, a musiche, ad attori… . È una concentrazione familiare.
D. A chi rivolge il suo ringraziamento in questo giorno del suo 85° compleanno?
R. In ginocchio: al pubblico italiano.

