La green economy costituisce una risorsa fondamentale per il nostro presente e soprattutto per gli investimenti e gli stili di vita futuri.
La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, con sede a Roma, è in grado di fornire chiarimenti e illustrazioni circa la funzione preziosa che può esercitare la green economy.
A questo riguardo, il Presidente dottor Edo Ronchi, più volte deputato, senatore e ministro della Repubblica Italiana, ci ha rilasciato una intervista significativa.
D. Dott. Ronchi, in poche parole può spiegarci gli elementi essenziali della green economy?
R. «La green economy, secondo una definizione dell’UNEP del 2009, è un sistema di attività economiche, relative alla produzione, distribuzione e consumo che genera miglioramento del benessere a lungo termine senza esporre le future generazioni a rischi ambientali o a scarsità ecologiche. Quindi i suoi elementi essenziali sono le basse o nulle emissioni di gas serra per far fronte alla crisi climatica, l’utilizzo efficiente e quindi circolare delle risorse per ridurre i consumi di risorse naturali limitate e la cura nel prevenire la perdita di biodiversità e nel mantenimento dei servizi ecosistemici».

D. Quali alternative può offrire la green economy alla crisi di oggi?
R. «La green economy è l’economia per il rilancio di uno sviluppo durevole perché sostenibile: essendo a basse o nulle emissioni di gas serra è necessaria per affrontare la crisi climatica, essendo a basso consumo di risorse naturali è resiliente e rispettosa dei limiti ecologici, guida e promuove innovazione e maggiore efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia, promuove un benessere inclusivo e di migliore qualità, basato su consumi consapevoli e sostenibili ed è in grado di creare nuova occupazione».

D. A suo avviso, su quali settori specifici occorre investire?
R. «Stiamo cercando di rilanciare l’economia colpita da una grave recessione causata dalla pandemia da Covid. Questo rilancio richiede uno straordinario impegno di investimento di risorse, europee e nazionali, pubbliche e private. E’ opinione abbastanza diffusa che, visto lo sforzo richiesto, sarebbe bene cercare di non rifare tutto come prima, ma di fare il possibile per fare meglio in futuro. Si cerca, infatti, un rilancio in chiave di “green deal” attento alle future generazioni. I settori prioritari di questo rilancio sono, a mio avviso, ben individuati a livello europeo in due filoni principali: la transizione ecologica e quella digitale, collegabili e integrabili fra loro. Va da sé che la transizione ecologica richiede un forte rilancio di una green economy che una digitalizzazione, ben orientata, potrebbe agevolare e sostenere».

D. Quali risultati si potrebbero conseguire?
R. «Risultati integrati: la riduzione delle emissioni di gas che causano la crisi climatica insieme ad un sistema energetico basato sulla maggiore efficienza energetica e le fonti rinnovabili, quindi a maggiore occupazione, su risorse nazionali e meno dipendente dalle importazioni di derivati del petrolio e di gas; un’economia più circolare quindi con una manifattura più competitiva con minor produzione di rifiuti e minori impatti ambientali; produzioni di beni e servizi di migliore qualità ecologica e più competitivi sui mercati; un territorio meglio conservato e ambienti naturali di migliore qualità ecologica più attrattivi anche per il turismo; città con meno traffico, più belle e più vivibili, capaci di promuovere sviluppi locali di qualità».

D. Cosa potrebbe impedire la loro attuazione? Perchè?
R. «Il prevalere ancora troppo spesso di interessi particolari e particolarmente miopi e rappresentanze politiche al governo ai vari livelli -locali, regionali e nazionali- spesso inadeguate e poco aggiornate sui temi della transizione ecologica. Perché? Le ragioni sono tante. Ne cito una: anche quando vediamo che si dovrebbero cambiare cose che fanno male all’ambiente, che si potrebbe fare meglio in direzione ecologica, raramente ci impegniamo in prima persona, per esempio facendo pesare le nostre scelte più ecologiche anche nel voto».

D. Prendendo il titolo di un dei suoi libri, che tipo di “futuro sostenibile per l’Italia” appare più a portata di mano?
R. «La gran parte delle cose che andrebbero fatte per avere un futuro più sostenibile oggi sono fattibili: abbiamo grandi conoscenze e capacità tecnologiche, forti competenze, grandi capacità industriali. Ciò che ancora ci manca potremmo renderlo disponibile in pochi anni, impegnando risorse e intelligenze nella ricerca e nell’innovazione. Molti cambiamenti in direzione ecologica sono stati avviati, disponiamo di molti buoni esempi, di buone pratiche già sperimentate. Purtroppo il cambiamento in direzione ecologica è ancora troppo lento rispetto alla velocità con la quale invece procede la crisi climatica ed ecologica».

D. Cosa pensa della questione delle energie nucleari?
R. «Parlo dell’energia nucleare che conosciamo, che abbiamo ampiamente sperimentato, non della ricerca di nuove modalità come la fusione, ma solo di quella generata con la fissione dell’uranio, impiegata per produrre energia elettrica. Questa tecnologica ha dimostrato di poter causare incidenti catastrofici, con gravissimi danni per vaste aree. Genera rifiuti radioattivi difficili e costosi da gestire e che, ad oggi, non hanno ancora trovato, per la gran parte, una soluzione praticata definitiva. Anche i siti occupati da centrali nucleari chiuse e dismesse non sono stati ancora bonificati. Inoltre, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA,WEO 2021) il costo energetico livellato (LCOE) – un metro di misura che consente di confrontare il costo medio dell’energia prodotta dai diversi tipi di impianto – nell’Unione Europea nel 2020 per gli impianti fotovoltaici è stato di 55 dollari per MWh, per quelli eolici di 50 dollari per MWh, per quelli a gas di 110 dollari per MWh, mentre per le centrali nucleari è stato di 150 dollari per MWh. Perché mai dovremmo ricorre al nucleare che è ormai così caro. Per avere bollette più care? Per la decarbonizzazione useremo le rinnovabili che costano molto meno del nucleare. Per un paio di decenni, finchè le rinnovabili non basteranno, useremo una quota decrescente di gas. Quando avremo abbastanza rinnovabili (rinnovabili di tutti i tipi, per produrre elettricità, calore e carburanti) avremo risolto anche i problemi della discontinuità di alcune fonti con le reti intelligenti, le capacità di accumulo e l’idrogeno verde».

D. Qual è il suo punto di vista sul piano italiano di transizione ecologica?
R. «Il Piano è un buon documento di impostazione e di indirizzo: come ogni piano richiede misure attuative. Per esempio: mi sembra necessario, per realizzare gli obiettivi climatici indicati nel piano, presentare un disegno di legge per il clima che contenga obiettivi non solo generali, ma dei diversi settori, legalmente vincolanti e misure operative per raggiungerli, coinvolgendo anche le città e le regioni».