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Ciao Zio,
avrei tanto voluto sentire dalla tua voce questa storia invece la devo purtroppo raccontare io.
Il tuo 30mo compleanno coincise con l’anno dell’armistizio ed a quella data non eri a casa con moglie e figlio, bensì assieme ad altri 20.000 miliari italiani ancora dislocati nei territori balcanici del Montenegro.
Quella festa, quella illusione di essere rimpatriati, che tutti gli orrori della guerra vissuti fino a quel momento fossero finiti per sempre durarono meno delle foglie sugli alberi in autunno. Immediatamente cominciarono
per voi i lunghi mesi di combattimenti contro i vostri ex alleati Cetnici e Nazisti. Eravate sbandati. Non avevate più contatti con la madre patria.

Avevate però capito che qualcosa era cambiato e purtroppo non era ancora il momento di deporre le armi ma invece di usarle per riscattarsi e riscattarci di quanto di male fatto in precedenza.
A fine Novembre1943 cessò di esistere la tua divisione e come molti tuoi commilitoni, per una scelta di coscienza ti unisti alla divisione partigiana Garibaldi, affiancata all‘Esercito Popolare di Liberazione Jugoslavo guidato da Tito.

<Eravamo uomini che non erano più uomini, laceri, scalzi, sporchi, pidocchiosi, quasi tutti malati, ombre di se stessi, con gli occhi semispenti, infossati terribilmente nelle orbite di scheletri stringenti fra le mani ossute
di vecchi novantenni un fucile con poche cartucce, vaganti fra i boschi in montagne di neve, braccati dalla calca urlante di tedeschi, di ustascia , di cetnici, scacciati come appestati dai rari abitanti ostili, attaccati alle loro quattro pecore come cani famelici al loro osso, guidati da un moribondo, un capitano che non aveva nemmeno il tempo per morire
>.

Mi immagino quante illusioni, quante paure, quanto dolore.
Arrivò la primavera e scendesti dalle montagne. L’8 Aprile del 1944 sulla sponda del fiume Drina, come tutti i giorni, ci fu un combattimento. Faceva molto freddo, e le armi funzionavano male e tu ancora non lo sapevi ma quello sarebbe stato il tuo ultimo combattimento.

Mi sarebbe piaciuto, caro zio che tu mi avessi raccontato dell’emozione provata alla cerimonia del “versamento delle armi”.

Lo farò io per te.
Le armi furono ammassate in uno spiazzo fra le tende a Brindisi. Erano un mucchio nero di ferro, un mucchio quadrato perfetto. I tuoi compagni si schierarono a dieci passi e sull’attenti furono pronunciate queste parole.

Vi salutiamo nostre armi, che difendendo la nostra vita avete difeso il nostro onore di soldati, la nostra fede nella Patria. Vi restituiamo alla Patria nel suo suolo”.

Non hai nemmeno avuto modo di sentire il discorso del tuo comandante quando vi ha congedato. E’ un discorso molto bello e toccante che ti riguarda e ci riguarda. Una sintesi perfetta di un periodo interminabile.

Ragusa (Dubrovik) 8 Maggio 1945

Il sipario della grande tragedia della guerra è calato. Sei anni di atroci tormenti, di sofferenze inaudite rimarranno scolpite sul viso e sul cuore dei superstiti, che questa grande tragedia hanno vissuto. Una nuovo era si affaccia all’orizzonte, un’ era di pace, di tranquillità e di lavoro.
Sappiamo che nessuna ricompensa, nessun premio ci attende, ma Iddio preservando la nostra esistenza, ha premiato il nostro sacrificio. Le campane della pace, che commossi abbiamo ascoltato in questa terra
straniera, sono le stesse campane che alle mamme, spose e figli, nelle nostre casette lontane hanno annunciato il nostro ritorno
. Noi combattenti del Balcani, particolarmente noi, non dobbiamo dimenticare i responsabili della grande tragedia della Patria, quelli che hanno gettato l’Italia nel fango e nella miseria.

Noi sopravvissuti da una vita di stenti, che non ha confronto nella storia umana, non possiamo dimenticare e ciò anche per sacro ricordo ed imperitura riconoscenza verso i nostri eroici fratelli che su questi monti
impervi e nevosi sono morti perché la Patria viva. Essi hanno affidato a noi l’avvenire dell’Italia e delle Loro Famiglie e non solo col sacrificio, ma col sangue hanno riscattato l’onore della Patria.
Viva L’Italia Il Comandante Angelo Graziani

Bianucci Giuliano di Giuseppe
classe 1913, soldato , matricola 5541, dell’83mo Fanteria da Montagna Divisione
Venezia (3a compagnia).
02.12. 1943 II Divisione Garibaldi , I Compagnia
Ustikolina (Bosnia) 08.04.1944